L'ETA' AUGUSTEA

Bucoliche I, IV: L'analisi

I

Tityre

tityros, forma dorica del gr. satyros ("satiro", cioè un semidio dei boschi) ricorre in Teocrito come nome pastorale e, secondo Servio, uno dei primi commentatori di Virgilio (IV secolo), sarebbe nome comune per indicare l'ariete capo del gregge; la sua collocazione in apertura della prima ecloga, funzionale a istituire un immediato collegamento con il genere bucolico-teocriteo, finì col farne il nome più celebre delle Bucoliche, usato da Virgilio stesso (Georg., IV, 566) e da Ovidio (Am. 1,15,25) per indicare l'intera raccolta.

patulae

lett. "che si apre (pateo), si allarga", detto della chioma dell'albero; indica l'ampiezza e la frescura garantite dalle fronde del faggio e sottolinea la condizione di felicità bucolico-epicurea

fagi

traduz. del gr. phegos di Teocrito, che però è la quercia; femm. come tutti i nomi di alberi e piante, apre l'amplissima serie dei termini botanici, che testimoniano in Virgilio l'appassionato culto della campagna e, insieme, la alessandrina erudizione scientifica.

meditaris

indica composizione accurata, meditata e ripensata, propria della poesia alessandrina.

silvestrem

da Lucrezio (IV 589); nota la metonimia di' "Musa" per "canto, poesia".

tenui

è lett. "il gambo sottile dell'avena", metonimia per lo strumento musicale; tenuis allude alla semplicità e umiltà della poesia pastorale; il lento e placido fluire dei due versi (specie del primo, composto quasi interamente da dattili), suggerisce l'idea della quiete e dell'otium di Titiro al riparo del faggio; l'allitterazione ti te tu (ty) u (v), imita il suono del flauto

linquimus

relinquimus, arcaico; l'immagine di imperturbabile tranquillità di Titiro (vv. 1-2) è interrotta dalla rapida sequenza della fuga di Melibeo (gradazione linquimus, fugimus, fugere è anche "andare in esilio"), che si placa nella rinnovata rappresentazione di Titiro lentus in umbra; nos indica tutti i pastori e i contadini costretti a emigrare

Amaryllida

Amarillide è nome teocriteo, forse connesso al gr. amara, "canale, fossato": insomma qualcosa come "la ninfa del canaletto", conforme (più delle ninfe dei fiumi) all'umiltà del mondo pastorale.

Meliboee

nome d'incerta origine ("che ha cura dei buoi" secondo Servio), assente dalla poesia bucolica.

deus

in posizione di rilievo, seguito da cesura (ripetuto nel v. 7 dove è seguito da dieresi bucolica). Il deus è certamente Ottaviano; difficile è stabilire se l'appellativo abbia un senso meramente poetico e metaforico, indicando con gratitudine il potente che ha aiutato il poeta, o s'inserisca consapevolmente in una tendenza alla divinizzazione del princeps: negli anni 42-39 a.C., epoca di composizione delle Bucoliche, questa tendenza operava - non senza incontrare opposizioni - sulla memoria di Cesare, oggetto di culto religioso fin dal 42; e si ritiene che proprio Cesare sia allegoricamente raffigurato nel pastore Dafni della V ecloga, morto e assunto fra gli dèi (e nella IX ecloga, v. .47, si allude alla cometa apparsa durante i ludi in onore di Cesare); per quanto riguarda Ottaviano, la consacrazione vera e propria era prematura ( il 1 gennaio del 42 a.C. era stato proclamato divi filius per decreto del senato e nel 27 sarebbe stato proclamato Augusto ): i capiparte come Marco Antonio e Sesto Pompeo si atteggiavano a divinità apportatrici di pace, dando spazio a influenze che traevano origine dalle attese soteriologiche delle "religioni di salvezza" e dalle profezie messianiche orientali; ma il tradizionalista Ottaviano doveva essere meno indulgente verso questa moda.

Otia

il plurale poetico amplifica ed estende il concetto di otium, che è insieme pax, "tranquillità", astensione dagli affari pubblici e dalle connesse angustie e, dopo i neoteroi, possibilità di dedicarsi totalmente all'attività poetica, come fa ora Titiro: il dono dell'otium da parte di Ottaviano ha qui un significato chiaramente autobiografico.

Tener

un agnellino: ( teneros fetus al v. 21) è indice di un tenore di vita modesto anche se non indigente: in Tibullo (1,1,21-22) l'offerta di una agna segnala la decadenza economica della famiglia, che prima poteva sacrificare una vitula ("vitella").

Ludere

giocare col canto e col suono": è il concetto alessandrino-neoterico della poesia come Lusus, gioco e divertimento puro, richiamato anche da quae vel!em ("a volontà"); in ludere, come nell'errare del bestiame, è esaltata la libertà di vivere nell'otium.

Turbatur

nell'impersonale turbatur si sente la vastità del fatto e la sua natura misteriosa, che l'umile pastore non sa spiegarsi; aeger ago è allitterazione e aeger implica sia la debolezza della vecchiaia sia l'abbattimento del dolore;

Capellas

il diminutivo-vezzeggiativo si carica di valore affettivo, come nella tradizione catulliana; anche gemellos per geminos

Conixa

conitor è fare uno sforzo puntellandosi e aggrappandosi, come avviene nel parto degli animali. - Melibeo, stanco e affranto, non solo spinge le sue caprette, ma ne porta in braccio una, lui sfinito e lei sfinita dal parto. L’immagine del debole vecchio che se ne va, del parto doloroso sulla nuda pietra e dei capretti abbandonati inaugura il grande ciclo virgiliano delle figurazioni di sofferenza. L’avvenire del gregge, ossia i neonati, diventa una speranza, un sentimento che si trasfonde dal pastore al gregge stesso, secondo l'umanizzazione degli animali e della natura che rappresenta una costante della poesia di Virgilio.

Laeva

lett. "sinistra" cioè "infausta", quindi, metaforicamente, "maldisposta, cieca": il senso augurale ben si connette all'immagine di un presagio (i fulmini caduti sulle querce) che avrebbe dovuto mettere in guardia una mente non laeva.

Tactas

L'espressione è tratta dal linguaggio degli auguri, che ricavavano presagi infausti dalla fulminazione delle querce, sacre a Giove

Urbem

la solennità dell'evocazione è sottolineata dalla successione martellante di tre spondei. Virgilio caratterizza acutamente del pastore ingenuo e semplice, che pensa che tutte le città siano simili a quella di provincia, già grande per lui, nella quale si reca ogni tanto per la fiera del bestiame.

Nostrae

Mantova, principale città nella terra di Virgilio.

Depellere

indica l'azione di svezzare e allontanare i nati (teneros fetus) dalla madre, per condurli al mercato.

Sic

anafora sic... sic... sic (che sembra riprodurre l'immobile ripetitività delle azioni e del sapere nella condizione del pastore). La ristretta visione del povero pastore concepisce una scala ridotta fra il grande e il piccolo: quella che va dall'animale al suo cucciolo; l'idea della comparazione piccolo-grande è ripresa nelle Georgiche, IV,176: si parva licet componere magnis (frase divenuta proverbiale).

Extulit

alcuni lo intendono come perfetto gnomico (= "leva in alto"), ma piuttosto sta a indicare il preciso momento in cui Roma apparve allo sbalordito pastore, svettando sulle altre città: la normalità e la quotidianità delle azioni di Titiro, affidata all'anafora di sic (vv. 22-23), è ribaltata di colpo da verum haec extulit (in questi tre vocaboli si concentra l'antitesi).

Libertas

va inteso come sogg. della proposiz. princip. tamen respexit, e sembra una personificazione allegorica o una dea, Libertà, che appunto respicit: verbo usato comunemente per la divinità, che non tira avanti indifferente ai dolori e alle suppliche, ma si volta a guardare; altri intende libertas come puntuale risposta a quae causa? ("Che scopo? - La libertà") e fa rientrare tutto il resto nella relat. sg. ("che, sia pure tardi, si è voltata ecc.") senza sottintendere respexit a quae sera

Galatea

è un altro nome teocriteo: il poeta greco chiama così, bianca come il latte, la ninfa marina amata da Polifemo (idillio 11).

Peculi

il "peculio" era la somma di denaro (in origine, la parte di pecus o bestiame) di proprietà degli schiavi o degli elementi subalterni della famiglia (donne e figli): questo passo riflette una situazione di limitata autonomia di cui gli schiavi agricoli godevano in determinate circostanze, potendo accumulare risparmi propri attraverso lavori extra (cfr. v. 33, meis saeptis, "dai miei recinti") e ovviamente col permesso del padrone: col peculio ci si poteva comprare la libertà: il vocabolo, che ha lo stesso etimo di pecunia, documenta il lessico economico-giuridico di una società agricolo-pastorale. Il concetto è che Galatea spendacciona non consentiva di risparmiare il peculio, e quindi vanificava ogni speranza di riscatto

Pinguis

nel v. 34 è evidente lo schema simmetrico, uno dei preferiti da Virgilio: i due aggettivi - il verbo - i due sostant. nello stesso ordine degli agg.

Victima

sing. collettivo, indica il bestiame venduto per essere immolato in un sacrificio (che doveva essere ben pasciuto) o, metaforicamente, quello destinato al macello; nota la simmetria multa-meis / victima saeptis (come nel v 34).

Premeretur

descrive ovviamiamente la produzione del formaggio (latte coagulato negli appositi recipienti): la concretezza del verbo rappresenta la materialità e insieme la fatica del lavoro dell'allevatore: la città è detta ingrata nel senso di" infruttuosa, senza ricompensa": pur pagando i prodotti di Titiro, si rimangia subito il denaro a causa delle spese di Galatea.

Ipsae

la ripetizione con poliptoto scandisce la progressiva animazione dei componenti del paesaggio bucolico ( Virgilio umanizza la natura), che fanno da coro alla tristezza di Amarillide, invocando Titiro lontano.

Divos

dèi così favorevoli: praesens rif. alla divinità ne indica la presenza quasi immanente nelle cose e nella natura, con funzione protettiva; il che metaforicamente si addice a Ottaviano e ai suoi collaboratori.

Illum

Ottaviano; iuvenis = adulescens (nel 42-39 a.C. Ottaviano era poco più che ventenne).

Quotannis

dodici giorni all'anno, ossia un giorno ogni mese, gli altari "fumano" per il fuoco dei sacrifici nelle cerimonie di ringraziamento per il giovane dio; qui Ottaviano sembra equiparato ai Lari (geni protettori della casa) cui si sacrificava una volta al mese.

Mihi

prosegue la metafora del dio, cui si addice dare responsa (come l'oracolo di Delfi). Il v. sg. contiene il "responso": "Pascolate le vacche come prima, garzoni, (e) fate accoppiare i tori": i due verbi indicano le attività di allevamento (sostentamento e riproduzione) del bestiame; boves è femm. per analogia col v. 9 (meas boves) e per opposizione al sg. tauros; submittite secondo altri è " aggiogate, mettete sotto il giogo"

Pueri

puer è appellativo del servo di tutte le età (anche in gr. pais; e vedi l'it. "ragazzo" o il frane. garçon usati sprezzantemente per chiamare gli inservienti); il "responso" consiste nella concessione del diritto di pascolo, fatta a Titiro ma anche ad altri della sua condizione che lo hanno accompagnato per la medesima supplica. Per Titiro è la conservazione dello statu quo, ma in una rinnovata condizione personale di uomo libero.

Fortunate

l’esclamazione di Melibeo, ripetuta al v. 51, apre un canto elegiaco nel quale culmina la poesia della I ecloga.

Manebunt

meglio che "dunque i campi resteranno tuoi" (interpretazione più immediata ma anche più banale], si deve intendere: "dunque i tuoi campi rimarranno", cioè resteranno come sono e ciò che sono ora, come entità materiale-affettiva (e, tra l'altro, non saranno smembrati o adibiti ad altri usi sotto nuovi padroni).

Satis

ritorna l'elogio della piccola e modesta proprietà, in questo caso i pochi animali da allevamento, bastanti a dare libertà e autonomia a chi lavora onestamente.

Omnia

con pascua; ma la distanza fra attrib. e compl. ogg. evoca la percezione dell'ampia distesa di pietraie e stagni

Pabula

pascoli che non sono conosciuti dalle bestie, e quindi possono provocare loro malanni e disagi: pabulum ha la stessa radice di pascuum (verbo pasco).

Gravis

le "bestie ingravidate" (e perciò più deboli); feto agg. sostantivato può indicare tanto animale gravido" quanto "animale sgravato" (= ovis mater), ma l'attributo gravis (= -es) chiarisce nel primo senso; altri però intende grauis come "stanche", onde "le stanche bestie gravide".

Flumina

il Mincio e i ruscelli vicini.

Sacros

le fontane erano ritenute dimore di ninfe.

Limes

è la linea di confine con il podere vicino, segnata forse dalla stessa siepe

Hyblaeis

è epiteto colto di apibus ( dat. d'agente) secondo la tradizione alessandrina e teocritea: Ibla (donde Megara Iblea) è monte della Sicilia famoso per le api e il miele; l'allitterazione di s nei tre versi, che culmina nell'onomatopeico susurro, evoca il leggero ronzio d'api e stormire di foglie.

Auras

ha un'ampia gamma semantica, che allude ai soffi di venti e agli spazi aperti: con alta sub rupe e aeria ab ulmo (aerius poetico) suggerisce la percezione di altezza e vastità degli spazi.

Gemere

segnala il verso grave, gutturale di tortore e colombi: nota la fusione e il contrappunto fra il canto spiegato del frondator ai venti e il suono basso dei volatili (il quale è reso dalla omofonia, con frequenza di u e r e di gutturali). -

L'intervento di Melibeo (vv. 46-58) contiene alcuni fra i versi più belli della letteratura latina: l"'elogio della beatitudine" (makarismos in greco) di Titiro fortunatus senex è ottenuto con pochi e semplici elementi: il fresco all'ombra, il dolce sopore presso la siepe, la melodia del potatore e dei colombi; è una poesia che sa fare a meno dell'insistenza descrittiva sui dettagli propria dei bozzetti rusticani greci.

Cervi

l'eterno sentimento di gratitudine e di fedeltà verso il benefattore è qui dichiarato con il ricorso alla figura letteraria dell'adynaton: l'ipotetica fine di quel sentimento è condizionata solo all'impossibile inversione dei fenomeni naturali: gli adynata sono dunque il pascolo dei cervi in mare, l'espulsione dei pesci dall'acqua, cui s'aggiunge il complicato esempio di due popoli (Parti e Germani), l'uno orientale l'altro occidentale, che emigrano in massa e si scambiano le patrie: bere l'acqua d'un fiume equivale ad abitare in quella regione; l'Arari (odierna Saona) in Gallia nasce vicino al confine con la Germania: e forse l'epoca di Virgilio concepisce ancora Gallia e Germania come regione unitaria; il Tigri scorre in Mesopotamia, dove si estendeva il regnum Parthorum in età augustea - Passo di estrema elaborazione letteraria, per le figure retoriche, l'uso di termini poetici, la citazione geografica.

Afros

dal Sud si passa al Nord con la Scizia (nome di regione: variatio rispetto a Afri nome di popolo): col che, considerati Parti e Germani, si sono toccati i quattro punti cardinali: i Britanni invece sono reputati fuori dal mondo , ultimos

Oaxen

sembra variante o confusione per Oxus, fiume asiatico (odierno Amu affluente del lago d'Aral) qui associato per epifrasi (aggiunta) alla Scizia - regione che si estendeva dall'Asia centrale ai territori a Nord del Caspio, e che era sentita come settentrionale - oppure è un fiume cretese (infatti c'è chi intende "il rapido Oasse di Creta") che però guasta la simmetria dei quattro punti cardinali: e a rigore non si può escludere neppure un voluto bisticcio linguistico su cretae. Molti commentatori pensano che i quattro punti cardinali siano tutti contenuti nei vv. 64-66: Afri a Sud, Scizia a Nord, Oasse a Est e Britanni a Ovest. Le perifrasi geografiche a base di riferimenti dotti erano ricercate dalla poesia ellenistica

Aristas

passo di tormentata interpretazione, a causa dell'incerto senso di post aliquot aristas. Qualcuno intende: "dopo alcuni anni (lett. 'dopo qualche raccolto di grano') contemplerò la patria ecc.?"; a questa spiegazione si oppone, oltre all'assenza di riscontri della metafora arista = annus, soprattutto quell'aliquot che smorza e contraddice Longo post tempore di appena due versi prima. Secondo altri post è avverbio ("in seguito") e aliquot aristas è ogg. di mirabor insieme con finis e culmen ("ammirerò la patria, il tetto e qualche spiga?"); tesi indebolita dall'improbabile valore avverbiale di post immediatamente seguito da aliquot e dall'assenza di congiunzione fra culmen e aristas, diversamente che fra finis e culmen. Qualcuno fa di aliquot aristas l'ogg. di mirabor separato da videns: "vedendo ecc., mi meraviglierò di poche spighe", per l'incuria del soldato ch'è il nuovo padrone della terra; ma aliquot è troppo tenue per equivalere decisamente a paucas. Altri poi separano in ogni caso videns, dandogli come ogg. mea regna, che non sarebbe pertanto apposizione degli ogg. di mirabor ("vedendo il mio regno, ammirerò la patria ecc."). L'interpretazione da noi accolta intende post in senso spaziale ("dietro") e mea regna come apposizione preferibilmente solo di aristas: la meraviglia è tutta di chi rivede i propri luoghi dopo tanto tempo; e incontra prima la distesa delle patrie terre, poi, avvicinandosi, il campicello di grano (piccola proprietà, forse depauperata da anni di negligenza), dietro al quale ecco apparire la modesta capanna.

Impius

perché macchiato di sangue fraterno nelle guerre civili, anzi perché la guerra è sempre impia; pius è invece l'agricola, rispettoso degli dèi e della natura.

Novalia

Maggesi ossia campi lasciati a riposo per un anno, quindi particolarmente fertili; al contrario segetes sono i campi seminati (o che stanno per esserlo). Nel v. 70 nota la ricercata coincidenza fra arsi e accenti grammaticali, che ne accentua la discorsività e il realismo: sono le parole di un coltivatore italico espropriato.

Barbarus: richiama impius: "barbaro" è il soldato per la sua violenza e rozzezza, e perché come tale si comporta con la terra, che non sa trattare e rispetto alla quale è" straniero" (tale il senso originario di barbarus: e qualcuno pensa anche a una provenienza gallica, germanica. iberica dei veterani assegnatari di terre).

Discordia

è la guerra civile con i successivi espropri intervenuti dopo Filippi (42 a.C.)

Nunc

è detto con amarezza e sarcasmo: l'innesto di alberi da frutto e la piantagione di vigneti richiedono particolare perizia e dedizione, di cui Melibeo non potrà più dar prova.

Non

l'accostamento non ego vos ("non io voi") illumina subito pateticamente la scena che sta per essere rievocata: l'idillio che coinvolgeva pastore e caprette è finito per sempre; quanto alla scena, Melibeo vi compare nel medesimo atteggiamento attribuito prima a Titiro (lentus in umbra, v. 4 e v. 1; frigus captabis opacum, v. 52), sdraiato all'imboccatura di una grotta fresca e verdeggiante, mentre guarda le caprette lontane: esse "pendono" dalla rupe sia perché è loro uso arrampicarsi arditamente in luoghi scoscesi, sia perché tale è l'effetto ottico per Melibeo steso a terra.

Poteras

come l'it. "potevi" indica una possibilità non ancora esclusa; le castagne (molli perché cotte) ci introducono a un'atmosfera autunnale, la cui malinconia è ribadita dall'ora serotina e musicalmente resa dalla prevalenza di u in arsi negli ultimi due versi. La partenza dell'esule è ancor più struggente perché al tramonto il fumo lontano dei camini evoca l'idea di una casa propria, foss'anche un tugurio, che Melibeo partente non ha più: sorge allora nell'ultima battuta di Titiro la poesia della solidarietà fra umili, l'offerta d'un giaciglio e di un pasto frugale.

Culmina

Finale ispirato a Teocrito (11, 44 sgg., dove Polifemo invita Galatea a passare la notte da lui, elencandole un po' prolissamente le bontà di casa) ma liberamente rielaborato: questi versi toccano nuove altezze poetiche, suggerendo la vastità degli spazi (summa, procul, culmina, maiores, altis), nei quali s'intravedono i comignoli fumanti per il pasto serale e si assiste all'allungarsi delle ombre al tramonto;

 

IV

Sice!ides

Grecismo; sono le Muse della poesia bucolica come siciliani furono gli iniziatori, Teocrito e Mosco; l'argomento bucolico, secondo i canoni retorici, è considerato "umile": non così quello che Virgilio sta per affrontare.

Omnis

l’umiltà della poesia bucolica è qui raffigurata metaforicamente dalla vegetazione bassa: le tamerici sono arbusti o alberelli con foglie piccole, lanceolate, squamiformi e lunghi grappoli di piccoli fiori: anche in Buc.I, v. 25 l’altezza dei cipressi rispetto ai bassi viburni è similitudine di un mondo (la città di Roma) molto più vasto del semplice ambiente pastorale.

Silvas

l'espressione indica un argomento e un tono poetico più elevati.

Consule

Asinio Pollione . I primi tre versi costituiscono una invocazione proemiale.

Iam

ripetuto quattro volte in modo incalzante nei vv. 4-10 segna l'avvento irreversibile del nuovo ordine

carminis

il carmen è un testo in versi, sia letterario sia liturgico e oracolare: carmen Cumaeum è la profezia dei libri Sibillini, provenienti dalla Sibilla di Cuma, custoditi nel tempio di Giove Capitolino e consultati dai sacerdoti (distrutta nell'incendio dell'83 a.C., la raccolta fu parzialmente ricostruita per opera di Augusto e affidata al tempio di Apollo): pare che il vaticinio dividesse la storia del mondo in periodi di dieci secoli, l'ultimo dei quali avrebbe visto l'avvento del regno del Sole o Helios (identificato con Apollo): credenza esoterica di origine orientale, specie egizia e caldea, che trova eco anche nelle rielaborazioni ebraiche e cristiane dei cosiddetti Oracoli Sibillini (II sec. a.C. - IV sec. d.C.); secondo alcuni il carmen Cumaecun potrebbe anche essere il poema di Esiodo la cui famiglia era di Cuma Eolica e che nelle Opere cantava il mito delle età del mondo con la sequenza dall'oro al ferro.

magnus

allude probabilmente all'annus magnus, ciclo di dodici millenni che secondo le dottrine pitagoriche aveva inizio con l'età dell'oro [vedi al v. 12 magni menses).

Virgo

Astrea, identificata con Dike (la Giustizia) figlia di Zeus e di Temi, alla fine dell'età dell'oro, sdegnata per il comportamento dell'umanità, era migrata in cielo fra le costellazioni dello Zodiaco: il suo ritorno segnala l'avvento della nuova età dell'oro. Il v. 6 è imitazione da un epitalamio di Catullo (Iam veniet Virgo, tam dicetur hymenaeus, IXlI,4), ma ciò non basta a dimostrare che la IV ecloga fosse un epitalamio per le nozze di Antonio e Ottavia, secondo alcuni commentatori.

Saturnia

cioè il regno in terra di Crono, che il figlio Zeus aveva spodestato dall'Olimpo: esso coincise con l'età dell'oro: i Romani identificarono Crono con Saturno e posero il suo regno nel Lazio dove si era rifugiato (donde la falsa etimologia Latium da latere "nascondere"): è un riferimento ripreso ancora nell'Eneide (Latio regnata per arva Saturno quondam, VI vv. 793-94); l'abbondanza e la letizia del regno di Saturno erano rievocate nella festa romana dei

progenies

la prima generazione del nuovo ordine sarà di provenienza celeste.

puero

è il figlio di Asinio Pollione: Asinio Gallo sosteneva di essere lui il puer a cui si riferisce Virgilio; Servio afferma che era un altro figlio, Salonino; sono state inoltre ipotizzate altre identità: un figlio di Ottaviano (Giulia che nacque nel 39, ma difficilmente prevedibile nel 40); Marcello, figlio di Ottavia, sorella di Ottaviano; il nascituro figlio di Antonio e Cleopatra; il figlio dei novelli sposi Antonio e Ottavia, simbolico frutto della pace di Brindisi; infine forse il bambino non sarebbe un personaggio concreto: egli incarna il "nuovo anno", la palingenesi stessa che l'umanità sta per vivere

Lucina

Lucina dea dei parti, identificata dapprima con Giunone, poi - come in questo passo - con Diana (casta), sorella di Apollo (tuus), il cui regno era profetizzato dai libri Sibillini: dopo la vittoria di Azio (31 a.C.) Ottaviano eresse un tempio ad Apollo sul Palatino dove fece custodire i libri Sibillini ricostituiti.

magni

sono i secoli dell'annus magnus (vedi sopra).

sceleris

lo scelus è il misfatto delle guerre civili (già secondo Servio), della violenza, dell'odio.

formidine

la perpetua formido è lo stato d'animo dominante nella lunga età delle guerre civili e giunto a drammatica esasperazione durante la guerra di Perugia.

videbitur

la beata vita in comune di dèi, semidei (eroi) e uomini è caratteristica dell'età dell'oro, nella quale "gli uomini vivevano come dèi, avendo il cuore tranquillo, liberi da fatiche e da sventure" (Esiodo, Opere, vv. 112 e sgg).

il v. 17 contiene l'auspicio di un brillante cursus honorum per il figlio, erede delle virtù del padre (patriis vtrtutibus è riferito apò koinù sia a pacatum sia a reget); nè sembri eccessivo che di un alto magistrato di Roma si dica che "regge il mondo".

nullo

la nascita spontanea di piante e frutti, senza lavoro umano, era prerogativa dell'età dell'oro; l'edera era sacra a Dioniso; il baccar, pianta odorifera che in Buc. VII, 25-28 è citata come rimedio contro il malocchio ed è ancora abbinata all'edera, è forse la valeriana celtica oppure l'elicriso il colocasium (colocasia o fava d'Egitto) è una specie di ninfea; l'acanto è una pianta dalla grandi foglie frastagliate, imitata negli elementi decorativi del capitello corinzio; edera e acanto si ritrovano in genere nei motivi ornamentali.

volgo

=vulgo : l'amomo è erba aromatica e benefica da cui si ricavava un balsamo, contrapposta a quella del veleno: crescerà in ogni dove e non più solo in Assiria (cui è attribuita poeticamente: in realtà si trovava in India e in altre regioni orientali

mella

L'educazione del bambino coinciderà con l’ulteriore avanzata dell’età dell’oro: sia l'uso trans. di sudare sia il plur. mella sono poetici: il miele è paragonato a rugiada perché la leggenda lo diceva piovuto dal cielo sui fiori. Ma nell'età dell'oro esso stillerà dal duro tronco della quercia e l'uomo non dovrà allevare le api.

Fraudis

l’antica frode" segue alla fine della primitiva età dell'oro e consiste nella necessaria violazione dell'ordine spontaneo della natura a mezzo del lavoro dell'uomo: donde la navigazione, la guerra e l'agricoltura.

Argo

la spedizione degli Argonauti (Argo era la loro nave e Tifi il pilota) per la conquista del Vello d'Oro è uno dei più importanti miti greci: fu la prima navigazione dell'uomo (la prima "sfida a Teti") e vi prese parte una cinquantina di eroi scelti fra cui Giasone, Ercole, Teseo; rivivranno dunque i miti di fondazione della civiltà: vi sarà anche una seconda guerra di Troia (che essa venga ricordata con il nome di Achille è prova dell'autorità dell'iliade omerica, ch'è appunto il poema dell’ "ira di Achille"). Chi vede nell'ecloga un epitalamio per Antonio e Ottavia legge qui il preannuncio della spedizione di Antonio in Oriente contro i Parti (nuova impresa degli Argonauti e nuova guerra di Troia).

firmata

con la crescita dell'attuale puer, l'età dell'oro entrerà nella sua pienezza.

murice

è la conchiglia da cui si estrae il colore della porpora.

luto

è il guado, pianta delle Crocifere, con fiori gialli, dalle cui foglie si ricava un'essenza azzurra usata un tempo in tintoria croceus è "color di zafferano" (crocuo), ossia giallo.

sandyx

grecismo, è il color cinabro o minio (rosso scarlatto),

Parcae

le tre Parche (Cloto Lachesi e Atropo) simboleggiano il destino umano; esse svolgevano il filo nel quale si identificava la vita di ciascun individuo: quando il filo veniva tagliato, era la fine stabilita dal fato immutabile (stabilt fatorum numine); qui le Parche invitano i loro fusi a filare le generazioni dell'età dell'oro: currite (lett. "svolgete rapidamente") è usato come trans., ma secondo altri talia sacla è vocat, ("o generazioni tali, procedete"): il verso è imitazione da Catullo (LXIV, v. 381: currite ducentes sub tegmina, currite, fusì); numen è etimolog. il "cenno" (nuo "accennare") con il quale la divinità esprime la propria volontà.

honores

sono la splendida carriera (cursus honorum) che porterà l'attuale bambino a regere orbem; egli è deum suboles così come la nova progenies è proveniente dal cielo (v. 7).

incrementum

incrementum (cresco) è sia sinonimo di suboles, sia l'erede che accresce la gloria del padre e la supera: la solennità dell'espressione è accentuata dalla lunghezza e lentezza del sostantivo in un esametro spondaico.

Orpheus

Orfeo è il mitico cantore, figlio della musa Calliope che gli dette l'ispirazione poetica e del fiume tracio Eagro, che lo iniziò ai misteri dionisiaci: fu a sua volta al centro di un culto misterico.

Lino

Lino è l'altro celebre cantore della mitologia, maestro di Orfeo, figlio di Apollo dio della poesia e, secondo una variante, della musa Tersicore.

Pan

Pan è il dio dei boschi e della pastorizia, inventore della zampogna e del canto pastorale.

Arcadia

l'Arcadia è assunta nella letteratura come il regno della poesia pastorale, onde fa da giuria alle gare poetiche: qui l'ecloga è ricondotta nell'alveo del genere bucolico.

Longa

è indicata la gestazione più lunga, che si protrae nel decimo mese.

cubilist

Servio vedeva in questo passo un'allusione a Vulcano, nato deforme e senza il sorriso dei genitori, quindi escluso dall'Olimpo cui poté accedere poi grazie a un espediente. É il congedo augurale al bambino che incomincia la sua vita: ricompensi la mamma (che ha patito durante la gestazione) con un bel sorriso: subito il sorriso si propagherà sulle labbra dei genitori, il che è buon auspicio per chi deve essere assunto fra gli dèi.