ENERGIA: UN PO' DI STORIA
di ERIKA PAPALEO
 

      L'energia elettrica dei fulmini accende in maniera naturale il fuoco: l'uomo preistorico impara prima a conservarlo e poi ad accenderlo egli stesso, mediante la scintilla prodotta per sfregamento di frammenti di selce: si inaugura l'era energetica del legno. i nostri progenitoriIl fuoco apre la strada a nuove straordinarie scoperte e contribuisce anche a migliorare le condizioni di salute. Gli effetti non tardano a manifestarsi con un aumento della popolazione.
    Nel tardo Paleolitico, a causa dell'aumento della popolazione e delle limitazioni al popolamento dovute ad una economia di raccolta, scoppia la prima crisi energetica: la selvaggina comincia a scarseggiare e le risorse non si rinnovano. L'uomo (o più probabilmente la donna) deve inventare nuove soluzioni: nasce l'agricoltura e poi l'allevamento del bestiame addomesticato, due modi ingegnosi per accumulare l'energia solare sulla terra. Le scoperte si susseguono a ritmo crescente: con la rivoluzione neolitica l'uomo vince la sfida della sopravvivenza, supera la crisi energetica e conquista le prime libertà.



la sfinge e le piramidi a Giza

    Il lavoro degli uomini è stato per molti secoli la principale fonte energetica. Nella lunga epoca dello schiavismo, organizzando gruppi disciplinati militarmente, si riescono a realizzare vere e proprie "mega-macchine" ad altissima efficienza: si costruiscono edifici monumentali, si muovono le macine dei mulini e gli argani, le navi a remi solcano i mari.


  Nel Medioevo il grande sistema energetico ruota ad acquamuscolare va in crisi: il prezzo degli schiavi è proibitivo e una forte crisi demografica provoca una carenza di manodopera. Grazie al potere e alle ricchezze della Chiesa, i monasteri diventano i centri all'avanguardia nella cultura e nelle attività agricole e artigianali: qui vengono realizzate delle macchine per produrre e utilizzare energia a partire dalle tre fonti di energia disponibili: acqua (mulini, argani), vento (mulini, velieri), trazione animale (sono introdotti i finimenti a collare e la ferratura ai cavalli, migliorando di molto la loro efficienza).

 


L'enorme progresso tecnico-scientifico che si realizza nel Rinascimento e nei secoli successivi determina la trasformazione delle vecchie botteghe artigiane in piccole industrie, e aumenta la domanda di energia. Le ruote ad acqua si perfezionano, si moltiplicano, forniscono abbondante energia meccanica. Tuttavia molte industrie richiedono anche energia termica, e per produrla c'è ancora solo la legna e il carbone vegetale. Il legno è utilizzato in modo massiccio: come combustibile, come materiale da costruzione e per la produzione degli inchiostri. I consumi sempre crescenti non consentono il rinnovamento delle risorse boschive. Il sistema è sull'orlo della crisi.
   Una delle prime proposte di
risparmio energetico viene fatta nella prima metà del '600 da un uomo d'affari inglese che adotta un sistema di recupero del vapore e del calore nell'industria chimica e lo usa per preriscaldare i liquidi: realizza, insomma, un vero recupero del calore di scarto.
   Nel 1275 Marco Polo vede usare in Cina il
carbon fossile come combustibile; poco più tardi si comincia ad usarlo anche in Europa, ma solo in piccole quantità. L'uso su grande scala inizia dopo il 1400, nelle fabbriche di armi del Belgio. Nel 1603 l'invenzione del "coke" risolve i notiziestoriche delle proprietà inquinanti del carbone; si tratta di un carbone poroso, leggero, relativamente più "pulito" e senza odore, ottenuto scaldando il litantrace in assenza di aria.
   Nel 1807 viene montata una macchina
a vapore su una nave e nel 1825 una locomotiva a vapore muove il primo treno. locomotiva del 1883 - Ferrovie Nord MilanoCon la diffusione delle macchine a vapore aumentano le richieste di carbone: l'Inghilterra, grazie ai suoi grandi giacimenti e alla facilità di trasporto, consolida le posizioni di avanguardia delle sue industrie e vende carbone a mezza Europa. Proprio in Inghilterra ha inizio un periodo di grande trasformazione: la Rivoluzione industriale, che modifica radicalmente il sistema economico e sociale. Grandi investimenti iniziali di capitale vengono impiegati per creare le fabbriche. Ben presto la rivoluzione industriale dilaga anche nei paesi europei e negli Stati Uniti d'America.
   I nuovi metodi di produzione industriale hanno esigenze energetiche altissime, una delle materie prime più utilizzate è l'alluminio, e la sua rapidissima diffusione segna l'inizio di quella che oggi è divenuta una vera e propria "
strage energetica". La storia dell'energia sta però segnando una svolta: arrivano sulla scena i nuovi grandi protagonisti: il petrolio, i motori a scoppio, l'elettricità.
   In Italia le prime industrie tessili che sorgono al Nord, traggono la loro energia dalle
centrali idroelettriche delle vallate prealpine. La combustione del carbone prima, e del petrolio poi, forniranno l'energia per produrre vapore acqueo nelle centrali termoelettriche.
   Alla fine del 1800 cominciano anche a svilupparsi alcune singolari ricerche su una nuova energia prodotta da certi sali di Uranio che emettono una "luce" del tutto invisibile, ma capace di annerire una lastra fotografica. I coniugi Curie scoprono la
radioattività del Radio (e le ricerche costeranno loro la vita).
   Scoppia, intanto, la prima guerra mondiale. E' la prima grande guerra che sfrutta tecnologie avanzate e cospicue disponibilità di energia: una guerra industrializzata, motorizzata, elettrificata, con la quale entra in scena, al posto della bottega artigiana, la grande industria metallurgica e chimica, con impianti altamente meccanizzati capaci di produzione in grande serie, senza i notiziestoriche energetici del passato. Il conflitto ha accelerato lo sviluppo industriale, infatti sono nate delle potentissime compagnie petrolifere, le quali hanno investito enormi capitali in raffinerie, oleodotti e navi petrolifere; insomma esse hanno in mano i "rubinetti" dell'energia.



  Continuano intanto in Europa le ricerche sull'energia nucleare. Albert Einstein, Albert Einsteinimpegnato nella ricerca pura, aveva formulato già nel 1905 il principio di equivalenza fra massa ed energia e alcuni anni dopo nei laboratori di ricerca si assiste alla fissione dell'Uranio-235.
   In Germania il nazismo è al potere dal 1933, e sono iniziate le persecuzioni razziste contro gli ebrei e lo stesso Einstein (di origine ebraica) viene insultato in pubblico, e come altri scienziati ebrei, si rifugia negli Stati Uniti d'America, dove continua i suoi studi che portano a nuove conoscenze, fra cui il fatto che la reazione a catena che si verifica durante la fissione nucleare può estendersi con una progressione così rapida da liberare in modo esplosivo enormi quantità di energia.
    Per rivalsa di chi aveva disprezzato la loro scienza, o per la tentazione di una così straordinaria ricerca, gli scienziati esuli decidono che è necessario passare dalla fase teorica a quella sperimentale. Bisogna progettare una bomba. I primi passi vengono fatti proprio da quello che deventerà poi il più attivo oppositore delle armi atomiche: Slizard. Questi uomini, così diversi fra loro, concordano sulla necessità di un interessamento diretto e di un finanziamento da parte del governo americano alle ricerche nucleari; si rivolgono per questo al grande Einstein, e gli chiedono di firmare una lettera, già pronta, indirizzata a Roosevelt, presidente degli Stati Uniti, per raccomandare la costruzione della
bomba atomica.
   Un mese dopo viene invasa la Polonia, e scoppia la seconda guerra mondiale. Il presidente Roosevelt non prende iniziative fino al 7 dicembre 1941, quando la flotta americana viene distrutta dai giapponesi a Pearl Harbor. Due giorni dopo Roosevelt si mette in contatto con gli scienziati, e due settimane dopo il Congresso approva i finanziamenti. Così nasce il
Progetto Manhattan.
 
il fungo atomico    Alla fine del 1944, dalla Germania giungono notizie sull'imminente fine di Hitler e anche sull'inesistenza di un vero progetto nucleare tedesco (cominciano così le crisi di coscienza degli scienziati), mentre per i militari e i politici americani e inglesi è indispensabile che la bomba scoppi, che mostri a tutto il mondo la sua potenza, e la potenza di chi la possiede. Vengono predisposte tre bombe. Ad Alamogordo avviene il collaudo, è la prima esplosione nucleare della storia, e gli stessi scienziati rimangono sconvolti dalla sua terrificante potenza. Rimangono due bombe, che vengono sganciate su Hiroshima e su Nagasaki.
   Al termine del conflitto mondiale appare chiaro che la bomba nucleare è soprattutto un'arma politica e, nel precario equilibrio che si realizza fra le due superpotenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, viene utilizzata come
strumento di deterrenza in tutto il periodo della "guerra fredda".



  Al termine della seconda guerra mondiale i mezzi e le richezze vengono impiegati per creare un nuovo modello di sviluppo consumistico e le esigenze energetiche diventano enormi, di dimensioni mai conosciute nella storia, e l'energia, nel ventesimo secolo, significa essenzialmente petrolio, una risorsa non rinnovabile. La maggior parte dei giacimenti di petrolio sono situati nel territorio di paesi del Terzo mondo, ma vengono gestiti dalle compagnie petrolifere.
 
Sceicco sauditaNel 1960 allo scopo di arrivare a esercitare un maggior controllo sul petrolio, quindi per difendere le rispettive economie di fronte allo straripante potere delle grandi compagnie petrolifere dei paesi occidentali, alcuni paesi produttori fondano l'OPEC (Organization of Petroleum Exporting Countries).
     Gli effetti di questo accordo si fanno sentire negli anni Settanta, in seguito alla
crisi politica determinata dalla guerra del Kippur tra il mondo arabo e Israele: da una parte sono schierati il fronte arabo-musulmano, compresi i maggiori produttori di petrolio, dall'altra il mondo occidentale. I primi giocano la loro arma, il petrolio: ne limitano la produzione e ne aumentano con rapida progressione il prezzo, innescando un processo inflazionistico mondiale durato sino alla fine del decennio.
    Il mondo occidentale ha reagito rapidamente alla nuova situazione adottando delle
contromisure che hanno permesso nel 1986 di riportare i prezzi del petrolio allo stesso livello in cui si trovavano nel 1973, attraverso: